Scrivere e musica: come trovare sempre la canzone giusta per il momento giusto!

Quanti di voi scrivono con la musica come sottofondo?
Molti scrittori famosi lo fanno o l’hanno fatto: ad esempio, Stephen King ha dichiarato nel suo libro “On Writing” di scrivere da sempre con un sottofondo di musica rock. La musica può essere utile perché elimina i rumori esterni, favorendo così la concentrazione.

Potrebbe essere pericoloso fare questo di fronte al computer.

Come scrittrice ed appassionata di musica, c’è sempre una colonna sonora che accompagna i miei libri. Ad esempio, ogni capitolo di d.flies porta il titolo di una canzone giapponese. Mi piace anche scoprire musica nuova, ed avendo dei gusti piuttosto eclettici mi è molto facile trovare delle canzoni che mi entusiasmino (a volte le posto nel mio Tumblr).

Ecco quindi qualche consiglio per chi ama ascoltare musica mentre scrive!

  • Registratevi a Last.fm. Last.fm è stato uno dei primi siti di musica social, che permette di condividere i vostri gusti con gli altri. Una volta registrati potete scaricare un loro software che vi permetterà di fare scrobbling, ovvero tener traccia sul vostro profilo Last.fm di tutte le canzoni che avete ascoltato. La caratteristica interessante è però che Last.fm vi consiglierà artisti nuovi basandosi su quelli che sono i vostri gusti! Inoltre, quando visitate il profilo di una persona, Last.fm vi segnalerà in automatico il vostro grado di compatibilità. Più è alto, più sarà facile scoprire musica nuova grazie ai vostri amici! (se volete ascoltare un po’ di Visual Kei, io sono qui)
  • Scoprite musica adatta al vostro umore… Un altro sito che voglio consigliarvi è Stereomood. Avete bisogno della canzone perfetta per fare da sottofondo ad una scena strappalacrime? Esplorate Steremood sotto il tag Sad. Cercate una playlist adatta alla lettura? Andate a Reading. Serve solo una conoscenza di base dell’inglese per aiutare Stereomood a suggerirvi la musica giusta! Un altro sito simile è Musicovery, che però non ho mai provato.
  • … e fatelo anche dal cellulare e dal tablet! Stereomood ha una serie di sue applicazioni, ma un’altra app che mi piace molto è Habu Music, disponibile per Apple ed Android. Anche Habu vi suggerisce musica adatta a varie emozioni, anche basandosi sui file presenti nel vostro device. Partendo da 4 stati d’animo (Positivo, Malinconico, Calmo ed Energico). Habu esplora varie sfumature d’umore con una selezione musicale davvero eccellente! Un altra app simile, che però non ho ancora provato, è Ghostly (solo per Apple).

Allora, che ne dite? Voi ascoltate musica mentre scrivete, o la trovate solo una distrazione?

Vi lascio con le ultime 10 canzoni che ho ascoltato secondo la cronologia del mio account Youtube

  1. Rin Kagamine – Meltdown (vocaloid, in onore di Virtual Star appena revisionato)
  2. Cosmos: A Three Movement Choral Suite (ispirata a Carl Sagan, bellissima)
  3. Final Fantasy XIV Ost – Answers (dalla serie di videogiochi Final Fantasy, che ha sempre della musica spettacolare)
  4. Penguin Cafè Orchestra – The sound of someone you love who’s going away and it doesn’t matter (suggerita da un amico)
  5. Utada Hikaru – Sakura Nagashi (nuova hit di questa popolarissima cantante giapponese, nonché tema finale del nuovo film appena uscito per la serie anime Neon Genesis Evangelion)
  6. Kokia – I Believe-Umi No Soko Kara (artista pop giapponese dalla voce bellissima)
  7. Lolita 23Q – Virus (gruppo giapponese Visual Kei consigliatomi da un’amica)
  8. Sadie – Rosario (famoso gruppo giapponese Visual Kei piuttosto incazzoso)
  9. Nine Inch Nails – A Warm Place-Long Version (le canzoni più “tristi” dei NIN mi piacciono da morire)
  10. Almofar – Long Lost To Where No Pathway Goes (questo è il risultato del girare tra i video consigliati XD)

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Deviantart, Clive Barker e la scrittura collettiva

Quanti di voi conoscono DeviantArt e/o hanno un account lì? Io ci sono dal 2007, e lo uso per pubblicare soprattutto racconti brevi perché mi piace la loro interfaccia.
DeviantArt è stato uno dei primi siti “social” dedicati all’arte in tutte le sue forme, dalla fotografia al disegno passando anche per la scrittura. Nonostante l’avvento del web 2.0 ed i nuovi social network, ha passato la boa dei 10 anni e continua a resistere e soprattutto continua ad essere una fucina di concorsi e nuove idee. Forse proprio in questo sta la sua capacità di rimanere a galla nel mutevole mare di internet.

Benché la lingua sia solo l’inglese, ho ritenuto interessante segnalarvi un esperimento che il sito sta portando avanti con la collaborazione di uno dei miei scrittori preferiti, Clive Barker. Per chi non lo conoscesse, Clive Barker scrive soprattutto horror, fantascienza e simili: da uno dei suoi racconti brevi è stata tratta una delle mie saghe horror preferite di sempre, Candyman. Non vi linko il suo sito perché è veramente brutto, meglio che lo seguiate su Twitter (e già che ci siete, seguite anche me, non lasciatevi scoraggiare dai miei tweet sul Visual Kei).

Quello che DeviantArt ha pensato è un progetto intitolato “Odyssey II. In cosa consiste?
Lo scrittore britannico ha iniziato con un prologo, a cui chiunque su DeviantArt poteva rispondere con un seguito (sia a livello di scrittura che di illustrazione e film/animazione) di massimo 400 parole.
Ogni settimana lo staff seleziona un capitolo tra tutti quelli pervenuti, e fornito un “prompt”, ovvero uno spunto in cui si dice cosa deve venire rivelato nel capitolo successivo e quale direzione deve prendere sommariamente la storia.  Inoltre, gli artisti sono stati invitati anche a scrivere delle poesie, che saranno selezionate per illustrare l’inizio, la fine e la metà della storia.
Quando tutto sarà finito, eventuali ricavi provenienti dalla vendita della storia e dei media collegati andranno alla Amanda Foundation, che si occupa del salvataggio di cani e gatti senza casa.

Un progetto di enorme scrittura collettiva quindi, che può contare sullo sterminato database di artisti di DeviantArt e che ha già generato un numero ingente di “deviations”, come potete vedere qui.
Un progetto che personalmente trovo molto interessante. Chissà se faremo mai qualcosa di simile in Italia, con il patrocinio di uno scrittore famoso! Voi partecipereste?

from Ladycaos.eu http://www.ladycaos.eu/?p=658&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=deviantart-clive-barker-e-la-scrittura-collettiva

Torniamo all’inizio, e fanculo il resto. – Della felicità e dello scrivere

[Quello che segue è un post personale, quindi se non vi va di leggerlo (cosa comprensibilissima) vi invito a leggere i post precedenti ed attendere il prossimo post che invece rientrerà “in carreggiata”. ^^]

 

Come avrete notato, per un po’ ho abbandonato questo blog. In parte per una reale mancanza di tempo (quando ho iniziato a scriverlo ero laureanda prima e disoccupata poi, ora invece ho un lavoro **), in parte per altri motivi.

Ultimamente ho vissuto una specie di “crisi artistica” (non esistenziale, la mia vita è troppo noiosa ed agiata per averne una). Questa crisi è coincisa con la scadenza del termine di attesa per una risposta positiva da parte delle case editrici a cui avevo mandato Luci e Virtual Star, i miei due romanzi completi in cerca di editore, entrambi rifiutati da tutte le case editrici a cui li avevo mandati.

In tale occasione, ho riflettuto su qualcosa.
Non credo che, nella mia vita, qualcos’altro mi abbia causato tanta frustrazione, tanto rancore, tanto risentimento e tante delusioni come scrivere. Ancora ed ancora, da quanto ero alle scuole medie e ho capito che era la cosa a cui tenevo di più in assoluto, è stata anche la cosa che mi ha causato più dolore in assoluto.  Facendo un bilancio in occasione di questa “data di scadenza”, ho realizzato che dentro di me c’erano solo delusione per i rifiuti ricevuti, invidia nei confronti dei miei amici che invece avevano successo, frustrazione per non riuscire a convincere nessun editore a pubblicarmi, dubbi sulla mia abilità di scrivere.

Così mi sono ritrovata a chiedermi se davvero ne valesse la pena. Se davvero tutto questo lavoro servisse a qualcosa o non fosse tempo buttato metaforicamente nel cesso. Se davvero non avesse ragione Mark Twain quando dice che se, dopo tre anni, non trovi nessuno che ti paghi per scrivere, allora è meglio che tu vada a tagliare legna nei boschi. Ci ho riflettuto un bel po’ mentre cercavo di capire cosa scrivere dopo la seconda revisione di Virtual Star. Ho pensato se non fosse il caso di buttare via quella cartella che ho nel computer ed andare a fare tutt’altro, tipo iscrivermi in palestra o prendere lezioni di canto, per fallire in qualcosa in cui fallire non mi faccia tanto male.

Poi però ho realizzato una cosa. Ho avuto un’epifania, come quella che trovate nei libri (proprio qualche giorno fa leggevo un manuale di scrittura che urlava “QUESTE COSE NELLA VITA REALE NON SUCCEDONO, EVITATE DI SCRIVERLE”).

Il processo post-scrittura mi ha sempre creato frustrazioni e dolore. Il far leggere il tuo scritto e ricevere opinioni negative, il vedersi rifiutare ancora ed ancora la pubblicazione, la sensazione di inutilità e di inadeguatezza.
Ma il momento delle scrittura è sempre stato il momento più felice della mia vita.
Quando June sorrideva ad Airon pur correndo incontro ad una fine che conoscevo, io ero felice.
Quando una delle protagoniste senza nome di Luci si affacciava alla finestra e decideva che strada far prendere alla sua vita, io ero felice.
Quando una star virtuale ha cantato le parole della mia canzone su un palco virtuale, io ero felice.
E non sono mai, mai stata più felice di così.

Così ho parlato con me stessa, l’unica persona con cui dovrò sempre fare i conti.
“Basta. Torniamo all’inizio. Torniamo a quando scrivere era solo divertente.
Torniamo a quella felicità, e restiamo lì.
Per sempre.”

Una delle mie canzoni preferite, di un gruppo giapponese, dice:

Tu piangi completamente solo ma se riesci semplicemente a sorridere
Allora non importa se tutto il mondo è tuo nemico
Le nostre emozioni indescrivibili ed effimere svaniscono nel vento
Ma mai ci arrenderemo o ci addormenteremo o troveremo scuse per non volare.

Ora, volare è faticoso. Richiede allenamento, costanza, impegno, fisico ed attenzione psicologica.
E lo stesso vale per lo scrivere.
Credo di aver aspettato per molto tempo che qualcuno credesse in me. Che qualcuno, incondizionatamente, venisse da me e credesse nel mio lavoro, nel mio talento. Che qualcuno credesse talmente tanto in me da voler investire qualcosa in me, in termini di soldi e tempo. Perché è quello che succede in Finding Forrester. Perché è quello che succede a chi pubblica. Perché è quello che succede ai miei amici che ce la fanno.

Ora so che a me probabilmente non succederà mai; la cosa mi fa male ma pazienza, va bene così.
Ho mandato Virtual Star a qualche casa editrice, ma ormai ci credo poco e francamente non importa. I miei beta l’hanno letto e tutto sommato è piaciuto (ed ho trovato un beta reader fantastico, grazie Francesco), ho già trovato qualcuno che sarebbe disposto a farmi la copertina (grazie Clara) e un mio amico sta scrivendo una canzone ispirata alla protagonista (grazie Emanuele), quindi se dovessi scegliere l’auto-pubblicazione sarei già sulla buona strada.
Se lo auto-pubblicherò sarà solo perché voglio che le persone leggano le mie storie. I soldi sono una questione collaterale, che mi serve per sopravvivere nella società di oggi, ma quello che vorrei di più in assoluto è poter passare la mia vita a raccontare storie.
Perché? Non lo so. Ma so che quando racconto storie sono felice, come non sono felice in nessun altro momento. Sono in un luogo in cui nulla di brutto può toccarmi.

Un giorno, quando i soldi finiranno, questo sito scomparirà, i miei libri rimarranno invenduti su Amazon Kindle, ma io scriverò ancora.
E se finiranno la carta e la penna, scriverò nella mia testa.
E se nessuno dovesse ascoltare mai, fino al mio ultimissimo respiro continuerò a sperare di incontrare qualcuno che voglia ascoltare le mie storie.
Se la mia carriera da scrittrice dovesse fallire come probabilmente sarà, mi dispiacerà, e soprattutto per il tempo che dovrò passare a lavorare a tutt’altro invece di scrivere.
Se le persone non dovessero leggere quello che scrivo, mi spezzerà il cuore e sarà il fallimento della mia vita.
Se le persone dovessero leggermi e dire che le mie storie fanno schifo, anche questo mi spezzerà il cuore.
Ma tutto ciò non può essere una scusa per non volare.

Un’altra canzone che amo, sempre di una cantante giapponese, dice:

Il brutto anatroccolo non appartiene a nessuno
sogna ed attraversa il cielo, apre le ali
inseguendo le nuvole che cambiano, continua pure a visualizzare il tuo sogno, liberamente.

Viviamo in una società interconnessa, e soprattutto per un’artista l’approvazione degli altri è molto importante, per le mille ragioni che già ho illustrato.
Ma alla fine, ciò che rimane siamo noi con noi.
Si vola da soli, ed il nostro cuore non appartiene a nessun altro.
E il mio cuore se ne frega di leggi di mercato, di self-marketing, del non essere uno scrittore “vero” se non pubblicato da una casa editrice, della classifica di vendita su Kindle.
Il mio cuore racconta storie tutto il tempo, e quando lo fa è felice.
E questo è tutto ciò che importa davvero.  

Non mi piace parlare di me stessa (motivo per cui non scrivo nemmeno di me stessa) ed ho pensato di mantenere questo post privato, così come faccio con tanti altri post. Scriverlo solo per me, in modo da poterlo leggere in futuro e ricordare.
Ma poi mi sono detta che renderlo pubblico mi avrebbe obbligato a ricordarlo sempre, e non solo quando sono di umore nostalgico e vado a rivedere il mio “diario segreto” online. Una cosa nascosta puoi fare finta che non esista, nasconderla ancora di più e dimenticarla. Con una cosa pubblica è più difficile.
Che poi, tanto, non la leggerà nessuno o quasi nessuno, perché essendo una cosa personale a nessuno interessa (giustamente).
Ma interessa a me, e questo conta.

Quindi, in conclusione:
torniamo all’inizio.
Torniamo a quell’emozione, e fanculo il resto.

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