Buon compleanno, hide.

Si hide fosse vivo, oggi avrebbe compiuto 48 anni.

hide (Hideto Matsumoto), 13/12/1964-02/05/1998

Chi di voi non mi conosce e non frequenta il mondo del Visual Kei (una sottobranca del rock giapponese) si chiederà: ma chi è hide ? Perché ricordarlo su un blog che parla di scrittura?

Chi di voi mi conosce, invece, sa che la musica ha avuto un ruolo importantissimo nella mia formazione personale, pari a quello della letteratura.

Negli anni ’90, quando ero alle scuole medie, sperimentai la mia prima cotta musicale “seria”, per i Backstreet Boys (vi autorizzo a ridere). Oltre ad avermi fatto conoscere persone meravigliose che tutt’oggi frequento, i Backstreet Boys sono la ragione per cui io oggi so l’inglese. All’epoca internet era ancora un mondo sconosciuto e poco popolato, soprattutto per noi che abitavamo in provincia: ricordo ancora che la sorella maggiore di una mia compagna di classe riuscì a scaricare e stampare i testi delle canzoni del celebre gruppo pop e ce li portò, stampati in bianco e nero su fogli pieni già allora di ad pubblicitari. Ricordo ancora di aver passato pomeriggi interi su quei fogli a tradurre, cercando di capire cosa quei 5 ragazzi stessero dicendo in quella lingua a me sconosciuta (perché le parole, da allora come da sempre, esercitano su di me un fascino irrefrenabile).
Circa dieci anni dopo, nel 2010, mentre prendevo per un volo che mi avrebbe portato negli Stati Uniti per nove mesi, non ho potuto fare a meno di pensare a quei cinque ragazzi e all’impatto che hanno avuto sulla mia vita, anche se non lo sapranno mai.

Nel 2004 ho ascoltato la mia prima canzone giapponese, senza però farci troppo caso. Nel 2006 la passione ha finalmente messo radici e, navigando di canzone in canzone, sono arrivata a conoscere gli X Japan, gruppo di cui hide faceva parte.
Senza dilungarmi troppo in particolari, gli X Japan vennero fondati nel 1982, sono considerati i pionieri del Visual Kei e sono tuttora uno dei gruppi più influenti della scena rock giapponese.
Nel 1997 il gruppo si sciolse, ed i vari membri proseguirono con i loro progetti solisti. Nel 1998 hide venne trovato morto nella sua camera d’albergo (se volete tutti i particolari, vi invito a consultare la voce di Wikipedia dedicata a lui – quella italiana lascia un po’ a desiderare, se capite l’inglese vi consiglio la sua controparte anglofona). Suicidio o incidente? Tutt’oggi entrambe le teorie trovano i loro sostenitori.

Quando io incontrai gli X Japan nel mio percorso musicale, hide era già morto da tempo ed entrato nella leggenda, quindi sicuramente non ho “sofferto” per la sua morte, anche se ovviamente la considero una grande perdita per la scena rock in generale. Tuttavia, sapere della sua morte mi ha portato a fare una serie di riflessioni: su di tutte, una è stata quella che ha messo radici più profonde.

Ascoltando le canzoni degli X Japan e quelle di hide da solista e con il suo gruppo Spread Beaver, sono subito stata colpita dalla differenza di atmosfera tra le due formazioni. Le canzoni degli X sono solenni, furiose, cariche, a volte disperate e dolorose. hide, d’altro canto, mi ha sempre trasmesso allegria; anche canzoni come Junk Story sono caratterizzate, alle mie orecchie, da una sorta di disperazione divertita e scanzonata, mai tetra. Persino una delle sue ultime canzoni, Goodbye, utilizzata anche in un video che ci mostra il funerale del chitarrista, ha in realtà un testo piuttosto ottimista:

Dì addio, solamente addio, senza paura di essere ferito, addio, gettiamo via i sentimenti che non riusciamo a tenere nelle nostre mani.
Per favore canzoni ditemi la verità, dovunque io vada la tua canzone continuerà a suonare: anche se un giorno dovessi perdermi, se potrò cantare, sarò in grado di continuare a camminare con grazia.

Sicuramente la perdita di un musicista di talento così giovane ha lasciato un’impronta indelebile ed estremamente dolorosa nel cuore di molti: ma mi è sempre sembrato un peccato che un artista così ricco di energia e vitalità nella sua arte dovesse essere associato solo ad un avvenimento luttuoso. Ne sarebbe stato contento, se avesse potuto dire la sua?

Nel 2008, per un’occasione speciale, ho scritto d.flies per due mie amiche; chi l’ha letto, ritroverà benissimo il tema di cui ho parlato sopra nel libro.
Scrivere d.flies ha cambiato la mia vita almeno quanto l’hanno cambiata i Backstreet Boys e l’incontro con la musica giapponese. Grazie a d.flies è nato questo sito, grazie a d.flies ho incontrato tante nuove persone, e mi piace pensare di aver emozionato qualcuno anche se per un paio d’ore soltanto.  d.flies mi ha dato la spinta per concludere altri due libri e se anche non li pubblicherò mai, l’esperienza di averli scritti rimarrà per sempre con me.

Ieri, su Twitter, molti famosi artisti giapponesi hanno fatto gli auguri a hide. Chi ha bevuto in suo onore, chi era a sua volta su un palco dopo essere stato ispirato da lui anni fa, chi ha ascoltato la sua musica a tutto volume. Un’unica persona ha influito così tanto sulle vite di molti.
Ora, io non sono famosa, e d.flies non è un libro famoso, un capolavoro o un libro che conta. Ma credo fermamente che gli incontri che facciamo nella nostra vita, anche se casuali, portino sempre delle conseguenze. Anche se non ho mai “incontrato” hide mentre era tra di noi, apprendere la storia della sua vita e della sua morte è stato molto importante per me, ed ha modificato il corso della mia storia. Se oggi sono qui nella mia identità e con il mio bagaglio di esperienze a scrivere questo post su questo blog, lo devo anche a lui.
Ogni buon incontro conta, e va celebrato.
Ieri quella di Twitter sembrava più che altro una festa, e la cosa mi ha reso felice.
Mi piace pensare che forse avrebbe reso felice anche lui, che cantava “navighiamo via, verso un universo dove brilla una nuova stella”.
Perciò grazie, hide. 
E buon compleanno.

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