10 cose che hanno cambiato la mia vita – 1: Il Mago, Ursula K Le Guin

Se siete un creatore d’arte, sicuramente qualcuno vi avrà chiesto ad un certo punto: da dove prendi l’ispirazione? La verità è: “non lo so”. L’altra verità è che nella nostra vita incontriamo oggetti, concetti e persone che ci cambiano.
Questa è la mia lista. Le 10 cose che hanno cambiato la mia vita artistica e non, le 10 cose che hanno avuto un impatto così devastante che poi le cose non sono più state le stesse (un po’ come è accaduto con il Pianto Lunare – e questa è una delle puntate).

 

Benché di solito io scriva di tutt’altro (soprattutto cose molto strane di genere indefinito che lasciano perplessi i più), uno dei miei amori profondi rimane un genere in particolare. Anche se non si direbbe, c’è una parte di me che non lo dimenticherà mai, come non si dimentica il primo amore (anzi, forse di più, perché io del mio primo amore non è che mi ricordi poi tanto).
Oggi voglio parlarvi del primo libro fantasy che io abbia mai letto.

Non ricordo nemmeno perché lo comprai. Ricordo che in quel periodo la Mondadori aveva lanciato una collana economica anche per i ragazzi, forte del successo dei paperback per gli adulti. Credo che lo presi perché costava poco (magari inconsciamente è per questo che distribuisco d.flies gratuitamente). All’epoca – si parla delle scuole elementari/medie- già ero una lettrice vorace, leggevo libri consigliati per un’età superiore e riuscivo comunque a mandare a spianto mia madre e mia zia con la mia velocità. Quindi “Il mago” di Ursula K. Le Guin fu una scelta ottimale in termini di rapporto qualità/prezzo.

Il mago Ursula K Leguin

Questa è proprio la mia edizione.

La verità è questa: non sono più innamorata da tempo del ragazzo che è stato il mio primo amore (il solito imbecille, per giunta), ma sono ancora innamorata di questo libro. L’ho riletto sedici milioni di volte, ho comprato tutto il resto della saga ed il protagonista, Ged, è tutt’ora uno dei miei protagonisti preferiti. Ed è un libro del 1968, non proprio una novità editoriale.

Questo libro (e tutta la Saga di EarthSea di cui fa parte, specialmente i primi tre volumi) è un capolavoro. Non c’è molto altro da dire se non questo, quindi lasciate che lo ripeta: è un fottuto capolavoro fantasy.
Se qualcuno di voi non lo conoscesse (scusate, ma dove vivete, sotto quale pietra? Ditemelo che potrebbe farmi comodo ogni tanto venire ad abitare lì, lontana dal mondo), la trama si può riassumere più o meno così:

“Il protagonista del romanzo è un ragazzo, Ged, che scopre di avere in sé il dono della magia. Il libro segue le vicende che lo portano alla scuola per maghi di Roke, la più importante di Earthsea, e la sua formazione di mago e uomo.”
(Il primo che fa un paragone inopportuno con Harry Potter prenda e se ne vada, please)
Wikipedia vi illumina ulteriormente qui, a vostro rischio e pericolo visto che vi spoilera tutta la trama.

Tornando all’inizio, questo libro è un capolavoro. Non c’è niente che non funzioni in questo libro.
Sono moltissime le cose che questo libro mi ha insegnato.

All’epoca, questo libro mi ha aperto il mondo del fantasy. Prima di scoprire “Il mago”, le mie letture consistevano soprattutto in gialli per ragazzi e storie di vita. “Il mago” mi ha mostrato che c’era un altro modo, completamente diverso, di raccontare storie importanti. Un modo che univa una fantasia estrema e mondi tutti da scoprire a vicende umane terrene, a drammi umani toccati, a scelte umane riconoscibili.
Rileggendolo da adulta, mi ha insegnato altro a livello umano. Mi ha insegnato che l’ambizione può essere deleteria. Mi ha insegnato cosa significhi perdonare sé stessi: mi ha spiegato come si possa commettere lo sbaglio più enorme ed avere comunque il coraggio di affrontare sé stessi ed ammettere “c’è dell’oscurità in me, ma anche essa è me”. Questa è stata forse una delle lezioni più importanti della mia vita.

Rileggendolo da scrittrice, questo libro mi ha insegnato che per fare del buon fantasy non sono necessari elfi, maghi, mille tipi diversi di creature soprannaturali (in Earthsea ci sono i draghi e poco altro). Ciò che è necessario è un mondo accattivante, un sistema magico coerente (e quello di Earthsea è un capolavoro in sé stesso, un capolavoro nel capolavoro che non lascia nulla al caso), una trama avvincente, un protagonista interessante. Mi ha insegnato che si può dire qualcosa, mostrare qualcosa, toccare qualcuno senza essere pedanti e senza la pretesa di offrire un messaggio su un piatto d’argento, ma raccontando appunto una storia dalla quale ogni lettore può trarre le ispirazioni ed i significati che lo toccano più intimamente.
Mi ha insegnato che a volte sono anche i particolari che rendono le storie grandi, come la vicenda del piccolo otak che Ged porta sempre con sé.
Mi ha insegnato che i personaggi secondari possono essere importanti quanto i protagonisti, e che i protagonisti possono in una saga diventare personaggi secondari per lasciare spazio ad altre storie importanti, e brillare dallo sfondo tanto quanto i nuovi protagonisti. .

Ursula K Le Guin ha scritto molte altre cose, ed ho letto molte di queste sue altre cose, ma non credo che qualcosa riuscirà mai a sorpassare la saga di Earthsea, nel mio cuore. Vuoi perché è difficile dimenticare un colpo di fulmine di tale portata, vuoi perché l’ho riletta talmente tante volte da saperla a memoria… Earthsea rimarrà per sempre il primo mondo fantasy che io abbia mai visitato, ed ha influenzato la mia concezione del fantasy in una maniera schiacciante. Solo qualcun altro è riuscito a fare altrettanto… e questo sarà l’argomento della seconda puntata di questa rubrica. ;)

Se non avete letto la Saga di Earthsea, ve la consiglio caldamente, si trova in mille edizioni e versioni e sicuramente non avrete difficoltà anche a scovarla ad un prezzo giusto. Nel 2006 è uscito anche un film dello studio Ghibli ispirato alla saga (in italiano col titolo di “I Racconti di Terramare“), ma per quanto ami lo studio Ghibli e per quanto il film sia visivamente bellissimo, devo ammettere che è una mezza schifezza e non rende giustizia nemmeno lontanamente alla complessità e profondità della storia raccontata dal libro.
Però insomma, dato che siamo nell’era della civiltà visuale, vi lascio un link al trailer. Sia mai che vi venga voglia anche di leggerlo. ;)

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