10 cose che hanno cambiato la mia vita – 1: Il Mago, Ursula K Le Guin

Se siete un creatore d’arte, sicuramente qualcuno vi avrà chiesto ad un certo punto: da dove prendi l’ispirazione? La verità è: “non lo so”. L’altra verità è che nella nostra vita incontriamo oggetti, concetti e persone che ci cambiano.
Questa è la mia lista. Le 10 cose che hanno cambiato la mia vita artistica e non, le 10 cose che hanno avuto un impatto così devastante che poi le cose non sono più state le stesse (un po’ come è accaduto con il Pianto Lunare – e questa è una delle puntate).

 

Benché di solito io scriva di tutt’altro (soprattutto cose molto strane di genere indefinito che lasciano perplessi i più), uno dei miei amori profondi rimane un genere in particolare. Anche se non si direbbe, c’è una parte di me che non lo dimenticherà mai, come non si dimentica il primo amore (anzi, forse di più, perché io del mio primo amore non è che mi ricordi poi tanto).
Oggi voglio parlarvi del primo libro fantasy che io abbia mai letto.

Non ricordo nemmeno perché lo comprai. Ricordo che in quel periodo la Mondadori aveva lanciato una collana economica anche per i ragazzi, forte del successo dei paperback per gli adulti. Credo che lo presi perché costava poco (magari inconsciamente è per questo che distribuisco d.flies gratuitamente). All’epoca – si parla delle scuole elementari/medie- già ero una lettrice vorace, leggevo libri consigliati per un’età superiore e riuscivo comunque a mandare a spianto mia madre e mia zia con la mia velocità. Quindi “Il mago” di Ursula K. Le Guin fu una scelta ottimale in termini di rapporto qualità/prezzo.

Il mago Ursula K Leguin

Questa è proprio la mia edizione.

La verità è questa: non sono più innamorata da tempo del ragazzo che è stato il mio primo amore (il solito imbecille, per giunta), ma sono ancora innamorata di questo libro. L’ho riletto sedici milioni di volte, ho comprato tutto il resto della saga ed il protagonista, Ged, è tutt’ora uno dei miei protagonisti preferiti. Ed è un libro del 1968, non proprio una novità editoriale.

Questo libro (e tutta la Saga di EarthSea di cui fa parte, specialmente i primi tre volumi) è un capolavoro. Non c’è molto altro da dire se non questo, quindi lasciate che lo ripeta: è un fottuto capolavoro fantasy.
Se qualcuno di voi non lo conoscesse (scusate, ma dove vivete, sotto quale pietra? Ditemelo che potrebbe farmi comodo ogni tanto venire ad abitare lì, lontana dal mondo), la trama si può riassumere più o meno così:

“Il protagonista del romanzo è un ragazzo, Ged, che scopre di avere in sé il dono della magia. Il libro segue le vicende che lo portano alla scuola per maghi di Roke, la più importante di Earthsea, e la sua formazione di mago e uomo.”
(Il primo che fa un paragone inopportuno con Harry Potter prenda e se ne vada, please)
Wikipedia vi illumina ulteriormente qui, a vostro rischio e pericolo visto che vi spoilera tutta la trama.

Tornando all’inizio, questo libro è un capolavoro. Non c’è niente che non funzioni in questo libro.
Sono moltissime le cose che questo libro mi ha insegnato.

All’epoca, questo libro mi ha aperto il mondo del fantasy. Prima di scoprire “Il mago”, le mie letture consistevano soprattutto in gialli per ragazzi e storie di vita. “Il mago” mi ha mostrato che c’era un altro modo, completamente diverso, di raccontare storie importanti. Un modo che univa una fantasia estrema e mondi tutti da scoprire a vicende umane terrene, a drammi umani toccati, a scelte umane riconoscibili.
Rileggendolo da adulta, mi ha insegnato altro a livello umano. Mi ha insegnato che l’ambizione può essere deleteria. Mi ha insegnato cosa significhi perdonare sé stessi: mi ha spiegato come si possa commettere lo sbaglio più enorme ed avere comunque il coraggio di affrontare sé stessi ed ammettere “c’è dell’oscurità in me, ma anche essa è me”. Questa è stata forse una delle lezioni più importanti della mia vita.

Rileggendolo da scrittrice, questo libro mi ha insegnato che per fare del buon fantasy non sono necessari elfi, maghi, mille tipi diversi di creature soprannaturali (in Earthsea ci sono i draghi e poco altro). Ciò che è necessario è un mondo accattivante, un sistema magico coerente (e quello di Earthsea è un capolavoro in sé stesso, un capolavoro nel capolavoro che non lascia nulla al caso), una trama avvincente, un protagonista interessante. Mi ha insegnato che si può dire qualcosa, mostrare qualcosa, toccare qualcuno senza essere pedanti e senza la pretesa di offrire un messaggio su un piatto d’argento, ma raccontando appunto una storia dalla quale ogni lettore può trarre le ispirazioni ed i significati che lo toccano più intimamente.
Mi ha insegnato che a volte sono anche i particolari che rendono le storie grandi, come la vicenda del piccolo otak che Ged porta sempre con sé.
Mi ha insegnato che i personaggi secondari possono essere importanti quanto i protagonisti, e che i protagonisti possono in una saga diventare personaggi secondari per lasciare spazio ad altre storie importanti, e brillare dallo sfondo tanto quanto i nuovi protagonisti. .

Ursula K Le Guin ha scritto molte altre cose, ed ho letto molte di queste sue altre cose, ma non credo che qualcosa riuscirà mai a sorpassare la saga di Earthsea, nel mio cuore. Vuoi perché è difficile dimenticare un colpo di fulmine di tale portata, vuoi perché l’ho riletta talmente tante volte da saperla a memoria… Earthsea rimarrà per sempre il primo mondo fantasy che io abbia mai visitato, ed ha influenzato la mia concezione del fantasy in una maniera schiacciante. Solo qualcun altro è riuscito a fare altrettanto… e questo sarà l’argomento della seconda puntata di questa rubrica. ;)

Se non avete letto la Saga di Earthsea, ve la consiglio caldamente, si trova in mille edizioni e versioni e sicuramente non avrete difficoltà anche a scovarla ad un prezzo giusto. Nel 2006 è uscito anche un film dello studio Ghibli ispirato alla saga (in italiano col titolo di “I Racconti di Terramare“), ma per quanto ami lo studio Ghibli e per quanto il film sia visivamente bellissimo, devo ammettere che è una mezza schifezza e non rende giustizia nemmeno lontanamente alla complessità e profondità della storia raccontata dal libro.
Però insomma, dato che siamo nell’era della civiltà visuale, vi lascio un link al trailer. Sia mai che vi venga voglia anche di leggerlo. ;)

from Ladycaos.eu http://www.ladycaos.eu/?p=715&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=10-cose-che-hanno-cambiato-la-mia-vita-1-il-mago-ursula-k-le-guin

Leggere a Colori: un blog letterario interessante!

leggereacoloriOggi voglio fare i complimenti ad un blog che leggo sempre con piacere, quello del mio “collega” (lo metto tra virgolette perché non credo di essere al suo livello) scrittore Fabio Pinna.

Leggere a Colori, dalla grafica semplice e accattivante che tiene fede al nome, è il suo sito personale; potete quindi trovarvi i suoi libri e i suoi racconti brevi (ora sto leggendo Quasi Dimenticarsi che ovviamente mi ha conquistato per la sua ambientazione orientale), che declinano l’amore ed i sentimenti umani in una varietà di setting e situazioni. Allo stesso tempo, è anche molto di più: è anche un sito ricco di recensioni interessanti che toccano vari generi, ed è anche un blog che parla di libri, film ed amore. Amore per la lettura, per l’arte e per gli altri esseri umani in generale.

Faccio questo post oggi (con estremo ritardo, speriamo che Fabio mi perdoni) perché proprio ieri ho appreso che Leggere A Colori è risultato tra i primi 5 blog letterari della classifica di ebuzzing (che potete consultare qui), vicino a nomi del calibro di Wu Ming, Nazione Indiana, Loredana Lipperini. Faccio quindi tantissimi complimenti a Fabio che lavorando sodo e scrivendo davvero tanto ha raggiunto questo importante traguardo! (pss… Leggere a Colori offre anche un pacchetto di promozione per gli autori esordienti e non ;D )

Vi invito inoltre a seguire Leggere a Colori sia su Facebook che su Twitter, dove Fabio ed il resto dello staff postano sempre link, citazioni e riflessioni interessanti su letteratura e creatività in generale. E se vi iscrivete alla newsletter entro domenica, potreste anche vincere un libro! Andate su Facebook per tutti i dettagli!

PS: mi scuso per la mia assenza, ultimamente sono piuttosto occupata (devo anche rispondere a delle e-mail, prometto che lo farò). Per scusarmi però posso dire che sto preparando una serie di circa 10 post (!) che potrebbero interessarvi e spaziano ben oltre la letteratura, e metterò online un nuovo racconto che si è aggiudicato un bel premio nel 2012… sto solo cercando di capire dove caricarlo. Deviantart? Si accettano altri suggerimenti!

from Ladycaos.eu http://www.ladycaos.eu/?p=711&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=leggere-a-colori-un-blog-letterario-interessante

Giudicare un libro dalla copertina: Lousy Book Covers e l’importanza dell’immagine

ookay.

L’ispirazione per questo post mi è venuta grazie ad un meraviglioso Tumblr che ho scovato qualche giorno fa, su indicazione del twitter di The Guardian (se volete seguirmi su Twitter, mi trovate qui).
Lousy Book Covers fa proprio quello che il titolo dice: raccoglie in giro per la rete copertine di libri disgustose, sotto il motto di “solo perché puoi disegnare la copertina del tuo libro, non significa che DOVRESTI farlo”.
(ne ho anche scovato un altro, dedicato solo alla fantascienza)

Nonostante sia poco politically correct, in effetti il blog fa centro: alcune delle copertine che vi compaiono sono francamente inguardabili.
Ovviamente è comprensibile che non tutti gli scrittori abbiano le capacità o le risorse finanziarie necessarie per creare una copertina professionale: ma di fronte ad alcuni di questi esempi, credo che sarebbe meglio una semplice copertina di solo testo (a meno di non voler far colpo proprio utilizzando il fattore orrore ;P).

Inutile negare che in un momento temporale come il nostro, in cui c’è una sovrabbondanza di materiale da leggere rispetto ai lettori, anche l’occhio voglia la sua parte e sia determinante nella scelta di un libro da leggere, sia esso un e-book o un cartaceo. Proprio l’altro giorno mi sono recata in libreria per comprare un regalo e sono rimasta colpita dalle bellissime copertine di questo piccolo editore, Esperia, specializzato in saggi riguardanti il buddismo e materie simili. Sono copertine semplici ma ben disegnate, con un’ottima scelta di colori e che rimandano immediatamente all’argomento di cui tratta il libro. Questo a riprova che la copertina ha davvero un impatto importante sul consumatore.

Copertina di “La Meravigliosa Legge del Loto”, R. Causton, Editore Esperia

Per rifarvi gli occhi dopo l’orrore, vi rimando alla selezione di Lulu delle migliori copertine indie su Pinterest. Alcune sono davvero bellissime, persino migliori di quelle che vedete in libreria! ;) E se ancora i vostri occhi sanguinano, correte su The Book Designer, che oltre ad avere una selezione di copertine bellissime vi offre anche tanti interessanti consigli (in inglese) su come disegnare una copertina fantastica!

Personalmente, per disegnare la copertina di d.flies non avevo un budget a disposizione: inoltre avevo un altro vincolo, ovvero mantenere la copertina in bianco e nero per abbassare i costi di creazione al momento della stampa. Non è sicuramente la copertina migliore dell’anno, ma è piuttosto semplice e credo che sia un gradino sopra a quelle presentate su Lousy Book Covers ;) (purtroppo, sarebbe tutta pubblicità! XD). I font sono stati reperiti gratuitamente su siti specializzati come Dafont, e l’immagine della chitarra utilizzata è un’immagine stock liberamente utilizzabile in cambio di credit all’autore (che potete trovare regolarmente all’interno del pdf). Il resto è fotoritocco e duro sudore ;) . Al momento non so ancora se pubblicherò qualcos’altro in self-publishing, ma la mia attività di fotografa ai concerti mi ha regalato un paio di immagini interessanti che starebbero bene come copertina di un mio futuro libro.
Per chi si cimenta con la grafica o vuole iniziare ad imparare qualcosa, ricordo sempre il buon software gratuito GIMP: non è all’altezza del collega professionale a pagamento Photoshop, ma assolve bene alle funzioni di base e può esservi utile per editare immagini in vista della creazione di una copertina!

Per chi di voi ha pubblicato un libro in self-publishing, come avete risolto il problema della copertina? Vi siete appoggiati ad un designer o avete fatto tutto da soli? Se avete servizi da consigliare, lasciate pure un commento qui sotto?

from Ladycaos.eu http://www.ladycaos.eu/?p=685&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=giudicare-un-libro-dalla-copertina-lousy-book-covers-e-limportanza-dellimmagine

Buon compleanno, hide.

Si hide fosse vivo, oggi avrebbe compiuto 48 anni.

hide (Hideto Matsumoto), 13/12/1964-02/05/1998

Chi di voi non mi conosce e non frequenta il mondo del Visual Kei (una sottobranca del rock giapponese) si chiederà: ma chi è hide ? Perché ricordarlo su un blog che parla di scrittura?

Chi di voi mi conosce, invece, sa che la musica ha avuto un ruolo importantissimo nella mia formazione personale, pari a quello della letteratura.

Negli anni ’90, quando ero alle scuole medie, sperimentai la mia prima cotta musicale “seria”, per i Backstreet Boys (vi autorizzo a ridere). Oltre ad avermi fatto conoscere persone meravigliose che tutt’oggi frequento, i Backstreet Boys sono la ragione per cui io oggi so l’inglese. All’epoca internet era ancora un mondo sconosciuto e poco popolato, soprattutto per noi che abitavamo in provincia: ricordo ancora che la sorella maggiore di una mia compagna di classe riuscì a scaricare e stampare i testi delle canzoni del celebre gruppo pop e ce li portò, stampati in bianco e nero su fogli pieni già allora di ad pubblicitari. Ricordo ancora di aver passato pomeriggi interi su quei fogli a tradurre, cercando di capire cosa quei 5 ragazzi stessero dicendo in quella lingua a me sconosciuta (perché le parole, da allora come da sempre, esercitano su di me un fascino irrefrenabile).
Circa dieci anni dopo, nel 2010, mentre prendevo per un volo che mi avrebbe portato negli Stati Uniti per nove mesi, non ho potuto fare a meno di pensare a quei cinque ragazzi e all’impatto che hanno avuto sulla mia vita, anche se non lo sapranno mai.

Nel 2004 ho ascoltato la mia prima canzone giapponese, senza però farci troppo caso. Nel 2006 la passione ha finalmente messo radici e, navigando di canzone in canzone, sono arrivata a conoscere gli X Japan, gruppo di cui hide faceva parte.
Senza dilungarmi troppo in particolari, gli X Japan vennero fondati nel 1982, sono considerati i pionieri del Visual Kei e sono tuttora uno dei gruppi più influenti della scena rock giapponese.
Nel 1997 il gruppo si sciolse, ed i vari membri proseguirono con i loro progetti solisti. Nel 1998 hide venne trovato morto nella sua camera d’albergo (se volete tutti i particolari, vi invito a consultare la voce di Wikipedia dedicata a lui – quella italiana lascia un po’ a desiderare, se capite l’inglese vi consiglio la sua controparte anglofona). Suicidio o incidente? Tutt’oggi entrambe le teorie trovano i loro sostenitori.

Quando io incontrai gli X Japan nel mio percorso musicale, hide era già morto da tempo ed entrato nella leggenda, quindi sicuramente non ho “sofferto” per la sua morte, anche se ovviamente la considero una grande perdita per la scena rock in generale. Tuttavia, sapere della sua morte mi ha portato a fare una serie di riflessioni: su di tutte, una è stata quella che ha messo radici più profonde.

Ascoltando le canzoni degli X Japan e quelle di hide da solista e con il suo gruppo Spread Beaver, sono subito stata colpita dalla differenza di atmosfera tra le due formazioni. Le canzoni degli X sono solenni, furiose, cariche, a volte disperate e dolorose. hide, d’altro canto, mi ha sempre trasmesso allegria; anche canzoni come Junk Story sono caratterizzate, alle mie orecchie, da una sorta di disperazione divertita e scanzonata, mai tetra. Persino una delle sue ultime canzoni, Goodbye, utilizzata anche in un video che ci mostra il funerale del chitarrista, ha in realtà un testo piuttosto ottimista:

Dì addio, solamente addio, senza paura di essere ferito, addio, gettiamo via i sentimenti che non riusciamo a tenere nelle nostre mani.
Per favore canzoni ditemi la verità, dovunque io vada la tua canzone continuerà a suonare: anche se un giorno dovessi perdermi, se potrò cantare, sarò in grado di continuare a camminare con grazia.

Sicuramente la perdita di un musicista di talento così giovane ha lasciato un’impronta indelebile ed estremamente dolorosa nel cuore di molti: ma mi è sempre sembrato un peccato che un artista così ricco di energia e vitalità nella sua arte dovesse essere associato solo ad un avvenimento luttuoso. Ne sarebbe stato contento, se avesse potuto dire la sua?

Nel 2008, per un’occasione speciale, ho scritto d.flies per due mie amiche; chi l’ha letto, ritroverà benissimo il tema di cui ho parlato sopra nel libro.
Scrivere d.flies ha cambiato la mia vita almeno quanto l’hanno cambiata i Backstreet Boys e l’incontro con la musica giapponese. Grazie a d.flies è nato questo sito, grazie a d.flies ho incontrato tante nuove persone, e mi piace pensare di aver emozionato qualcuno anche se per un paio d’ore soltanto.  d.flies mi ha dato la spinta per concludere altri due libri e se anche non li pubblicherò mai, l’esperienza di averli scritti rimarrà per sempre con me.

Ieri, su Twitter, molti famosi artisti giapponesi hanno fatto gli auguri a hide. Chi ha bevuto in suo onore, chi era a sua volta su un palco dopo essere stato ispirato da lui anni fa, chi ha ascoltato la sua musica a tutto volume. Un’unica persona ha influito così tanto sulle vite di molti.
Ora, io non sono famosa, e d.flies non è un libro famoso, un capolavoro o un libro che conta. Ma credo fermamente che gli incontri che facciamo nella nostra vita, anche se casuali, portino sempre delle conseguenze. Anche se non ho mai “incontrato” hide mentre era tra di noi, apprendere la storia della sua vita e della sua morte è stato molto importante per me, ed ha modificato il corso della mia storia. Se oggi sono qui nella mia identità e con il mio bagaglio di esperienze a scrivere questo post su questo blog, lo devo anche a lui.
Ogni buon incontro conta, e va celebrato.
Ieri quella di Twitter sembrava più che altro una festa, e la cosa mi ha reso felice.
Mi piace pensare che forse avrebbe reso felice anche lui, che cantava “navighiamo via, verso un universo dove brilla una nuova stella”.
Perciò grazie, hide. 
E buon compleanno.

from Ladycaos.eu http://www.ladycaos.eu/?p=678&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=buon-compleanno-hide

Come trovare il regalo adatto al vostro amico scrittore!

Si avvicina il Natale. Luci, canzoni e il solito panico per i regali.
Tutti voi avete almeno un amico o un’amica che ama scrivere, e non sapete proprio con cosa presentarvi quest’anno? Fear not! Ecco qualche suggerimento per dei regali perfetti!

Personalmente, io voglio questa.

– E-book reader
Se avete qualche soldo in più da spendere ed il vostro amico scrittore ancora non ne ha uno, perché non comprargli un bell’ e-book reader? Li trovate ad un centinaio di euro (Kindle, Kobo) e sarà sicuramente un regalo gradito. Non dovete andare lontano per reperirli: potete ordinarli online (ad esempio da Amazon) o trovarne di vari tipi e prezzi in qualsiasi libreria abbastanza grande e fornita (pensate a Feltrinelli, Mondadori, Ibs). Se avete dubbi sul modello, Pianeta Ebook ha un utile articolo al riguardo.
Se il vostro amico ne ha già uno, informatevi sulla marca. Potreste comprare una bella custodia, oppure un buono regalo per il sito dal quale scaricare gli e-book  – vedete sotto per altre idee.

– Buoni libri
La maggior parte degli scrittori ama leggere, giusto? E magari vorrebbe anche comprare quel manuale di scrittura creativa che siede da tanto sullo scaffale. Che ne dite quindi di comprare un libro? Se il vostro amico ha una wishlist su Amazon, potreste trovarvi qualche idea. Se non conoscete i gusti dell’amico scrittore, potete sempre regalargli un buono da spendere nella sua libreria preferita. Che può essere anche online, non dimenticatelo! In questo caso, ecco una lista di modi divertenti di presentare un libro elettronico come regalo (in inglese, ma bastano le figure).
E se il vostro amico è attento alla beneficenza e parla bene inglese, scegliete Better World Books, che aiuta l’educazione nei paesi meno ricchi.

– Manuali di scrittura creativa
Se il vostro amico è uno scrittore, sicuramente apprezzerà un buon manuale di scrittura creativa o di esercizi.
Per la lingua italiana, purtroppo la scelta non è così ampia come in lingua anglosassone. Devo dire che personalmente non possiedo libri in italiano su questo argomento, ma qui potete trovare un’utile lista. Un classico a metà tra il manuale e la biografia è inoltre On Writing, di Stephen King, adatto soprattutto a chi è anche fan dell’autore statunitense. Mi è stato consigliato anche Perché Scrivere di Zadie Smith, anche se non ho avuto occasione di leggerlo. Se il vostro amico è anche appassionato di nuove tecnologie, la scelta giusta è Scrivere 2.0 di Luca Lorenzetti: se sta per lanciarsi nel mondo della pubblicazione e-book, ecco una collana di Apogeo quantomai adatta.

Se il vostro amico invece parla inglese, mi sento di suggerire i seguenti titoli:
Page after page e Chapter after Chapter di Heather Sellers, che parlano del processo dello scrivere in toto
The 3 AM Epiphany di Brian Kiteley , pieno di interessanti, originali esercizi
L’ormai celebre Wreck This Journal per le menti più creative alla ricerca di nuovi stimoli.

– Penne e quaderni
Se è uno all’antica, una bella penna o un bel quaderno possono risolvere il vostro problema. Potete trovarne di carinissimi nelle varie catene di librerie come IBS, Feltrinelli e Mondadori, oppure anche online. Qui di seguito qualche consiglio, molti sono siti inglesi o americani che spediscono anche in Italia.

leather Expressions – negozio online americano, ha molti diari e quaderni in pelle.  I prezzi si aggirano sui 20 euro.
Jody Svete-Gerard – negozio online americano di portapenne in pelle, prezzi sui 40 euro.
Bound by Hand – bellissimo negozio online americano che vende diari, prezzi sui 40 euro
La Paperie – altro negozio di diari in pelle, canadese. Prezzi sui 50 euro, diari estremamente personalizzabili con tanto di incisione di iniziali.
Awaken Journaling – Come sopra.  Prezzi dai 30 ai 50 euro.
Nature’s Cubbyhole – diari con copertura vegan, prezzi sui 50 euro. Per i vostri amici scrittori eco-conscious.

Per i quaderni vi invito anche a consultare le mie Treasury Lists “Stationery 1 e 2” su Etsy. Molti oggetti sono stati probabilmente venduti ma spesso il venditore li ripropone o ne ha di simili.

Gioielli, borse, t-shirt e altri gadget da scrittore
Se il vostro amico scrittore è una persona che ama parlare della sua attività, perché non regalargli un oggetto che gli permetta di mostrare a tutti il suo orgoglio? Alcuni oggetti li trovate in questo mio vecchio post, ma per altri suggerimenti seguitemi su Pinterest, in particolare la mia board “Gadget per scrittori”. Anche in questo caso, se non volete comprare online vi consiglio di recarvi nelle librerie più grandi che spesso hanno oggetti di questo tipo.

– Caffè
La maggior parte degli scrittori è afflitta da dipendenza da caffeina. Se è il caso del vostro amico, una buona idea può essere un pacco di caffè speciale con una tazza – se è una persona impegnata, scegliete prodotti del commercio equo-solidale.

– Cuffie e lettore mp3
Se il vostro amico ama scrivere con la musica come sottofondo, potete comprargli un paio di cuffie altamente isolanti o un piccolo lettore mp3, se non ne ha uno. Se ama la musica ambientale, potete anche acquistare per lui un cd con i suoni della natura.

– Profumo di libro antico
Eh sì, esiste anche quello. Piuttosto costoso e disponibile solo su internet, potete ordinarlo dal sito CB I Hate Perfume oppure da  http://steidlville.com

E voi? Avete altre idee per i vostri amici scrittori? Se sì, lasciatele pure qui sotto! 

from Ladycaos.eu http://www.ladycaos.eu/?p=634&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=come-trovare-il-regalo-adatto-al-vostro-amico-scrittore

Scrivere e musica: come trovare sempre la canzone giusta per il momento giusto!

Quanti di voi scrivono con la musica come sottofondo?
Molti scrittori famosi lo fanno o l’hanno fatto: ad esempio, Stephen King ha dichiarato nel suo libro “On Writing” di scrivere da sempre con un sottofondo di musica rock. La musica può essere utile perché elimina i rumori esterni, favorendo così la concentrazione.

Potrebbe essere pericoloso fare questo di fronte al computer.

Come scrittrice ed appassionata di musica, c’è sempre una colonna sonora che accompagna i miei libri. Ad esempio, ogni capitolo di d.flies porta il titolo di una canzone giapponese. Mi piace anche scoprire musica nuova, ed avendo dei gusti piuttosto eclettici mi è molto facile trovare delle canzoni che mi entusiasmino (a volte le posto nel mio Tumblr).

Ecco quindi qualche consiglio per chi ama ascoltare musica mentre scrive!

  • Registratevi a Last.fm. Last.fm è stato uno dei primi siti di musica social, che permette di condividere i vostri gusti con gli altri. Una volta registrati potete scaricare un loro software che vi permetterà di fare scrobbling, ovvero tener traccia sul vostro profilo Last.fm di tutte le canzoni che avete ascoltato. La caratteristica interessante è però che Last.fm vi consiglierà artisti nuovi basandosi su quelli che sono i vostri gusti! Inoltre, quando visitate il profilo di una persona, Last.fm vi segnalerà in automatico il vostro grado di compatibilità. Più è alto, più sarà facile scoprire musica nuova grazie ai vostri amici! (se volete ascoltare un po’ di Visual Kei, io sono qui)
  • Scoprite musica adatta al vostro umore… Un altro sito che voglio consigliarvi è Stereomood. Avete bisogno della canzone perfetta per fare da sottofondo ad una scena strappalacrime? Esplorate Steremood sotto il tag Sad. Cercate una playlist adatta alla lettura? Andate a Reading. Serve solo una conoscenza di base dell’inglese per aiutare Stereomood a suggerirvi la musica giusta! Un altro sito simile è Musicovery, che però non ho mai provato.
  • … e fatelo anche dal cellulare e dal tablet! Stereomood ha una serie di sue applicazioni, ma un’altra app che mi piace molto è Habu Music, disponibile per Apple ed Android. Anche Habu vi suggerisce musica adatta a varie emozioni, anche basandosi sui file presenti nel vostro device. Partendo da 4 stati d’animo (Positivo, Malinconico, Calmo ed Energico). Habu esplora varie sfumature d’umore con una selezione musicale davvero eccellente! Un altra app simile, che però non ho ancora provato, è Ghostly (solo per Apple).

Allora, che ne dite? Voi ascoltate musica mentre scrivete, o la trovate solo una distrazione?

Vi lascio con le ultime 10 canzoni che ho ascoltato secondo la cronologia del mio account Youtube

  1. Rin Kagamine – Meltdown (vocaloid, in onore di Virtual Star appena revisionato)
  2. Cosmos: A Three Movement Choral Suite (ispirata a Carl Sagan, bellissima)
  3. Final Fantasy XIV Ost – Answers (dalla serie di videogiochi Final Fantasy, che ha sempre della musica spettacolare)
  4. Penguin Cafè Orchestra – The sound of someone you love who’s going away and it doesn’t matter (suggerita da un amico)
  5. Utada Hikaru – Sakura Nagashi (nuova hit di questa popolarissima cantante giapponese, nonché tema finale del nuovo film appena uscito per la serie anime Neon Genesis Evangelion)
  6. Kokia – I Believe-Umi No Soko Kara (artista pop giapponese dalla voce bellissima)
  7. Lolita 23Q – Virus (gruppo giapponese Visual Kei consigliatomi da un’amica)
  8. Sadie – Rosario (famoso gruppo giapponese Visual Kei piuttosto incazzoso)
  9. Nine Inch Nails – A Warm Place-Long Version (le canzoni più “tristi” dei NIN mi piacciono da morire)
  10. Almofar – Long Lost To Where No Pathway Goes (questo è il risultato del girare tra i video consigliati XD)

from Ladycaos.eu http://www.ladycaos.eu/?p=663&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=scrivere-e-musica-come-trovare-sempre-la-canzone-giusta-per-il-momento-giusto

Deviantart, Clive Barker e la scrittura collettiva

Quanti di voi conoscono DeviantArt e/o hanno un account lì? Io ci sono dal 2007, e lo uso per pubblicare soprattutto racconti brevi perché mi piace la loro interfaccia.
DeviantArt è stato uno dei primi siti “social” dedicati all’arte in tutte le sue forme, dalla fotografia al disegno passando anche per la scrittura. Nonostante l’avvento del web 2.0 ed i nuovi social network, ha passato la boa dei 10 anni e continua a resistere e soprattutto continua ad essere una fucina di concorsi e nuove idee. Forse proprio in questo sta la sua capacità di rimanere a galla nel mutevole mare di internet.

Benché la lingua sia solo l’inglese, ho ritenuto interessante segnalarvi un esperimento che il sito sta portando avanti con la collaborazione di uno dei miei scrittori preferiti, Clive Barker. Per chi non lo conoscesse, Clive Barker scrive soprattutto horror, fantascienza e simili: da uno dei suoi racconti brevi è stata tratta una delle mie saghe horror preferite di sempre, Candyman. Non vi linko il suo sito perché è veramente brutto, meglio che lo seguiate su Twitter (e già che ci siete, seguite anche me, non lasciatevi scoraggiare dai miei tweet sul Visual Kei).

Quello che DeviantArt ha pensato è un progetto intitolato “Odyssey II. In cosa consiste?
Lo scrittore britannico ha iniziato con un prologo, a cui chiunque su DeviantArt poteva rispondere con un seguito (sia a livello di scrittura che di illustrazione e film/animazione) di massimo 400 parole.
Ogni settimana lo staff seleziona un capitolo tra tutti quelli pervenuti, e fornito un “prompt”, ovvero uno spunto in cui si dice cosa deve venire rivelato nel capitolo successivo e quale direzione deve prendere sommariamente la storia.  Inoltre, gli artisti sono stati invitati anche a scrivere delle poesie, che saranno selezionate per illustrare l’inizio, la fine e la metà della storia.
Quando tutto sarà finito, eventuali ricavi provenienti dalla vendita della storia e dei media collegati andranno alla Amanda Foundation, che si occupa del salvataggio di cani e gatti senza casa.

Un progetto di enorme scrittura collettiva quindi, che può contare sullo sterminato database di artisti di DeviantArt e che ha già generato un numero ingente di “deviations”, come potete vedere qui.
Un progetto che personalmente trovo molto interessante. Chissà se faremo mai qualcosa di simile in Italia, con il patrocinio di uno scrittore famoso! Voi partecipereste?

from Ladycaos.eu http://www.ladycaos.eu/?p=658&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=deviantart-clive-barker-e-la-scrittura-collettiva

Torniamo all’inizio, e fanculo il resto. – Della felicità e dello scrivere

[Quello che segue è un post personale, quindi se non vi va di leggerlo (cosa comprensibilissima) vi invito a leggere i post precedenti ed attendere il prossimo post che invece rientrerà “in carreggiata”. ^^]

 

Come avrete notato, per un po’ ho abbandonato questo blog. In parte per una reale mancanza di tempo (quando ho iniziato a scriverlo ero laureanda prima e disoccupata poi, ora invece ho un lavoro **), in parte per altri motivi.

Ultimamente ho vissuto una specie di “crisi artistica” (non esistenziale, la mia vita è troppo noiosa ed agiata per averne una). Questa crisi è coincisa con la scadenza del termine di attesa per una risposta positiva da parte delle case editrici a cui avevo mandato Luci e Virtual Star, i miei due romanzi completi in cerca di editore, entrambi rifiutati da tutte le case editrici a cui li avevo mandati.

In tale occasione, ho riflettuto su qualcosa.
Non credo che, nella mia vita, qualcos’altro mi abbia causato tanta frustrazione, tanto rancore, tanto risentimento e tante delusioni come scrivere. Ancora ed ancora, da quanto ero alle scuole medie e ho capito che era la cosa a cui tenevo di più in assoluto, è stata anche la cosa che mi ha causato più dolore in assoluto.  Facendo un bilancio in occasione di questa “data di scadenza”, ho realizzato che dentro di me c’erano solo delusione per i rifiuti ricevuti, invidia nei confronti dei miei amici che invece avevano successo, frustrazione per non riuscire a convincere nessun editore a pubblicarmi, dubbi sulla mia abilità di scrivere.

Così mi sono ritrovata a chiedermi se davvero ne valesse la pena. Se davvero tutto questo lavoro servisse a qualcosa o non fosse tempo buttato metaforicamente nel cesso. Se davvero non avesse ragione Mark Twain quando dice che se, dopo tre anni, non trovi nessuno che ti paghi per scrivere, allora è meglio che tu vada a tagliare legna nei boschi. Ci ho riflettuto un bel po’ mentre cercavo di capire cosa scrivere dopo la seconda revisione di Virtual Star. Ho pensato se non fosse il caso di buttare via quella cartella che ho nel computer ed andare a fare tutt’altro, tipo iscrivermi in palestra o prendere lezioni di canto, per fallire in qualcosa in cui fallire non mi faccia tanto male.

Poi però ho realizzato una cosa. Ho avuto un’epifania, come quella che trovate nei libri (proprio qualche giorno fa leggevo un manuale di scrittura che urlava “QUESTE COSE NELLA VITA REALE NON SUCCEDONO, EVITATE DI SCRIVERLE”).

Il processo post-scrittura mi ha sempre creato frustrazioni e dolore. Il far leggere il tuo scritto e ricevere opinioni negative, il vedersi rifiutare ancora ed ancora la pubblicazione, la sensazione di inutilità e di inadeguatezza.
Ma il momento delle scrittura è sempre stato il momento più felice della mia vita.
Quando June sorrideva ad Airon pur correndo incontro ad una fine che conoscevo, io ero felice.
Quando una delle protagoniste senza nome di Luci si affacciava alla finestra e decideva che strada far prendere alla sua vita, io ero felice.
Quando una star virtuale ha cantato le parole della mia canzone su un palco virtuale, io ero felice.
E non sono mai, mai stata più felice di così.

Così ho parlato con me stessa, l’unica persona con cui dovrò sempre fare i conti.
“Basta. Torniamo all’inizio. Torniamo a quando scrivere era solo divertente.
Torniamo a quella felicità, e restiamo lì.
Per sempre.”

Una delle mie canzoni preferite, di un gruppo giapponese, dice:

Tu piangi completamente solo ma se riesci semplicemente a sorridere
Allora non importa se tutto il mondo è tuo nemico
Le nostre emozioni indescrivibili ed effimere svaniscono nel vento
Ma mai ci arrenderemo o ci addormenteremo o troveremo scuse per non volare.

Ora, volare è faticoso. Richiede allenamento, costanza, impegno, fisico ed attenzione psicologica.
E lo stesso vale per lo scrivere.
Credo di aver aspettato per molto tempo che qualcuno credesse in me. Che qualcuno, incondizionatamente, venisse da me e credesse nel mio lavoro, nel mio talento. Che qualcuno credesse talmente tanto in me da voler investire qualcosa in me, in termini di soldi e tempo. Perché è quello che succede in Finding Forrester. Perché è quello che succede a chi pubblica. Perché è quello che succede ai miei amici che ce la fanno.

Ora so che a me probabilmente non succederà mai; la cosa mi fa male ma pazienza, va bene così.
Ho mandato Virtual Star a qualche casa editrice, ma ormai ci credo poco e francamente non importa. I miei beta l’hanno letto e tutto sommato è piaciuto (ed ho trovato un beta reader fantastico, grazie Francesco), ho già trovato qualcuno che sarebbe disposto a farmi la copertina (grazie Clara) e un mio amico sta scrivendo una canzone ispirata alla protagonista (grazie Emanuele), quindi se dovessi scegliere l’auto-pubblicazione sarei già sulla buona strada.
Se lo auto-pubblicherò sarà solo perché voglio che le persone leggano le mie storie. I soldi sono una questione collaterale, che mi serve per sopravvivere nella società di oggi, ma quello che vorrei di più in assoluto è poter passare la mia vita a raccontare storie.
Perché? Non lo so. Ma so che quando racconto storie sono felice, come non sono felice in nessun altro momento. Sono in un luogo in cui nulla di brutto può toccarmi.

Un giorno, quando i soldi finiranno, questo sito scomparirà, i miei libri rimarranno invenduti su Amazon Kindle, ma io scriverò ancora.
E se finiranno la carta e la penna, scriverò nella mia testa.
E se nessuno dovesse ascoltare mai, fino al mio ultimissimo respiro continuerò a sperare di incontrare qualcuno che voglia ascoltare le mie storie.
Se la mia carriera da scrittrice dovesse fallire come probabilmente sarà, mi dispiacerà, e soprattutto per il tempo che dovrò passare a lavorare a tutt’altro invece di scrivere.
Se le persone non dovessero leggere quello che scrivo, mi spezzerà il cuore e sarà il fallimento della mia vita.
Se le persone dovessero leggermi e dire che le mie storie fanno schifo, anche questo mi spezzerà il cuore.
Ma tutto ciò non può essere una scusa per non volare.

Un’altra canzone che amo, sempre di una cantante giapponese, dice:

Il brutto anatroccolo non appartiene a nessuno
sogna ed attraversa il cielo, apre le ali
inseguendo le nuvole che cambiano, continua pure a visualizzare il tuo sogno, liberamente.

Viviamo in una società interconnessa, e soprattutto per un’artista l’approvazione degli altri è molto importante, per le mille ragioni che già ho illustrato.
Ma alla fine, ciò che rimane siamo noi con noi.
Si vola da soli, ed il nostro cuore non appartiene a nessun altro.
E il mio cuore se ne frega di leggi di mercato, di self-marketing, del non essere uno scrittore “vero” se non pubblicato da una casa editrice, della classifica di vendita su Kindle.
Il mio cuore racconta storie tutto il tempo, e quando lo fa è felice.
E questo è tutto ciò che importa davvero.  

Non mi piace parlare di me stessa (motivo per cui non scrivo nemmeno di me stessa) ed ho pensato di mantenere questo post privato, così come faccio con tanti altri post. Scriverlo solo per me, in modo da poterlo leggere in futuro e ricordare.
Ma poi mi sono detta che renderlo pubblico mi avrebbe obbligato a ricordarlo sempre, e non solo quando sono di umore nostalgico e vado a rivedere il mio “diario segreto” online. Una cosa nascosta puoi fare finta che non esista, nasconderla ancora di più e dimenticarla. Con una cosa pubblica è più difficile.
Che poi, tanto, non la leggerà nessuno o quasi nessuno, perché essendo una cosa personale a nessuno interessa (giustamente).
Ma interessa a me, e questo conta.

Quindi, in conclusione:
torniamo all’inizio.
Torniamo a quell’emozione, e fanculo il resto.

from Ladycaos.eu http://www.ladycaos.eu/?p=652&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=torniamo-allinizio-e-fanculo-il-resto-della-felicita-e-dello-scrivere

Recensione: Comunque vada non importa, Eleonora C. Caruso

Mi scuso per la lunga assenza, sono stata impegnata nella seconda revisione di uno dei miei inediti (ricordo che nonostante io parli di tutte altre cose, scrivo anche nel frattempo XD anche se con scarso successo). Ora il mio terzo libro è finito ed è pronto per essere rifiutato da tutti e finire nel gruppo sempre più numeroso dell’autopubblicazione XD. Il titolo provvisorio è “Virtual Star” ed è una storia d’amore a sfondo fantascientifico con una protagonista femminile perennemente ubriaca, piena di riferimenti a Vocaloid… se non altro, stavolta quando mi diranno “non rientra nella nostra linea editoriale” saprò che hanno ragione.

Per rimediare alla mancanza di contenuti, vorrei segnalarvi il libro di un’esordiente. Volevo comprarlo già da un po’ ma confidavo in una presentazione per acquistarlo autografato, e la pazienza è stata premiata: l’altro giorno presso la Libreria Igor di Bologna Matteo B. Bianchi ha presentato il romanzo d’esordio di Eleonora C. Caruso, Comunque Vada Non Importa.

Seguo Eleonora da anni, in virtù di un lungo amore condiviso per un videogioco, Final Fantasy VII: non ne ho mai parlato qui, ma la serie di Final Fantasy è una delle cose che mi ha più influenzato nella vita (magari un giorno ne parlerò, anche se non credo interessi a nessuno XD). Aveva un bellissimo sito chiamato Sacred/Profane (ora chiuso) in cui dissezionava con precisione ed acume personaggi e relazioni di Final Fantasy VII; così io l’ho conosciuta.
Eleonora ha scritto per tanti anni fanfiction: io non ne sono una gran lettrice ma devo ammettere che rimasi colpita positivamente da alcune sue AkuRoku (è una cosa un po’ perversa, quindi se siete così curiosi andatevi a cercare cosa significa – un’indicazione: NSFW), tanto da seguirla su Facebook e sul suo blog  e scoprire così qualche mese fa che avrebbe pubblicato una storia originale, con Indiana Editore.

L’altro giorno ho comprato il libro (e ho guadagnato un complimento sulle mie scarpe – per chi non lo sapesse, la grandezza del mio armadio è pari solo a quella della mia libreria): non l’ho ancora finito, sono circa a metà. Scorre molto bene e finora il mio giudizio è assolutamente positivo.
La cosa che finora mi è piaciuta di più è la protagonista, Darla. Come Eleonora stessa ha dichiarato in una intervista per Asterischi,

Io non credo nella divisione dogmatica dei generi, nelle cose “da maschio” e “da femmina”. Non rinnego l’esistenza di un’identità maschile o femminile, invece, ma m’interrogo su quanto siano innate e quanto invece indotte. Non ho voluto cedere al gioco di rendere Darla “un maschiaccio”, anzi credo che sia un essere profondamente femminile, in modo intimo, quasi dolente. […] Mi è stato anche detto che la mia scrittura è “a tratti quasi maschile”, forse per l’ironia, che è solitamente associata agli autori uomini. Non so perché.

A me Darla piace proprio per il suo senso dell’umorismo, per il fatto che non si faccia problemi a parlare di tante cose che spesso vengono considerate “da uomini”. Di solito i personaggi femminili mi irritano, mentre Darla è un personaggio femminile molto “vero” e che posso comprendere e voler scoprire. Anche io ho a volte ricevuto lo stesso appunto da amici, sia riguardo la mia scrittura che la mia persona, venendo definita “quasi maschile”: credo che sia importante capire che al giorno d’oggi la divisione in generi come era intesa viene spesso superata nella realtà, e trovo fondamentale che tale passaggio stia avvenendo anche nella letteratura pubblicata (il romanzo sta anche vendendo bene, ci tengo a dire).
Poi, ovviamente, godo quando trovo un riferimento da nerd che costringerà gran parte della popolazione ad andare su Google (tipo le Lolita, chissà quanti le conoscevano prima XD).
Sono anche contenta che una casa editrice seria (si legga: non a pagamento) abbia deciso di puntare su un’esordiente caratterizzata da temi tutt’altro che scontati, cosa che spesso in Italia non accade.

In conclusione, vi consiglio vivamente “Comunque vada non importa” di Eleonora C. Caruso, che trovate nelle migliori librerie!

 

Concludo dicendo che sabato 13 ottobre sarò a alla Biblioteca Libero Bigiaretti di Matelica alle ore 17.30 a presentare il romanzo collettivo Lavoricidi. Se qualcuno fosse interessato a venire, qui trovate tutti i dettagli.

from Ladycaos.eu http://www.ladycaos.eu/?p=645&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=recensione-comunque-vada-non-importa-eleonora-c-caruso

Gadget (assolutamente inutili) per scrittori

Yeaaah! Finita l’estate, finalmente torno in questi luoghi!
Cominciamo con qualche notizia.
Per prima cosa ringrazio Nereia di Librangolo Acuto per la sua recensione e per avermi mandato un’e-mail ricca di consigli! Proprio per questo vi invito a leggere d.flies ed a commentare, perché ogni commento positivo o negativo mi aiuta a crescere come (eterna) aspirante scrittrice. Vi ricordo che potete scaricare d.flies gratuitamente qui a destra, oppure se volete averlo con comodità su Kindle potete trovarlo su Amazon a 0.93 euro.
Poi, d.flies è sbarcato anche su StoriaContinua: in questi giorni lo stesso sito ha rilasciato un e-book piuttosto interessante, Self-publishing a confronto. Tutte le informazioni le trovate qui. Approfitto di questo spazio anche per ringraziare il blog “Tra le righe e oltre” che mi ha ospitato sulle sue pagine con d.flies. Trovate la mia intervista qui.
Infine, il 13 ottobre sarò a Matelica (Macerata, Marche) con il team di Lavoricidi per una presentazione. Se siete miei concittadini vi invito a venire, controllate il nostro blog per più informazioni!

Lo so che siete stanchi di vedere sempre d.flies in giro XD al momento dopo l’ennesima serie di risposte negative sto ultimando la revisione di un nuovo romanzo, che tenterà la fortuna. Se qualcosa va bene, un giorno potreste anche smettere di vedere solo d.flies su queste pagine XD

Ecco, il problema per me è questo: non avendo pubblicato nulla di “riconosciuto” da un editore, fatico a considerarmi una “scrittrice” a tutti gli effetti. Ciò è deleterio per la mia autostima ma buono per il mio portafoglio, perché sono sicura che altrimenti comprerei un sacco di ca*ate collegate in qualche modo alla scrittura. Pensando proprio a questo ho deciso di fare una lista di cose super inutili che però comprerei  per confermare il mio status di donna creativa e scrittrice. I musicisti hanno i loro strumenti, gli atleti i loro attrezzi, i pittori i loro pennelli… e noi dovremmo rimanere a secco?

1 – NEO

Acquistabile qui – prezzo: dai 169 ai 192 $ (circa 140-160 euro)

Neo, perfect for all your writing needs. Una frase talmente perfetta da essere intraducibile in italiano senza farla sembrare orribile. Questa (già postata in passato sul mio Google Plus) è in assoluto la cosa più inutile e che voglio di più. Lo so che un giorno, quando sarò una vecchia aspirante scrittrice fallita, cederò e la acquisterò, nel frattempo mi limito a guardarla con desiderio, sbavare sulla tastiera e sospirare come una dama in un romanzo dell’ottocento. In realtà è solo un gingillo per scrivere, una specie di macchina da scrivere elettronica con una piccola memoria interna, con le stesse funzioni di qualsiasi cellulare, computer, tablet eccetera eccetera. Però fa tanto scrittore impegnato. OMG, quanto lo voglio.

 

2- Borse per computer/tablet a tema

 

Nell’ordine:
Cooperative Trompe L’Oeil Laptop Case, 28 $ (acquistabile qui, in saldo al momento)
BookBook, 79-99$ (acquistabile qui)  
Niente urla di più “Sono uno scrittore! Io scrivo! Io leggo!” di queste cose. Mi immagino già che entro baldanzosa in biblioteca e tutti fissano la mia fighissima borsa da pc chiedendosi se ho scritto libri, se ne leggo, se sono intelligente come sembro. Peccato che costino tutte un occhio della testa e che con lo stesso prezzo si possano comprare almeno una decina di libri, che fanno veramente lo scrittore/lettore. O si possa pagare una bolletta. O mangiare per circa un mese.

 

3- Quaderni e penne e astucci

Cooperative Nostalgia Pencil Case, 12$ (acquistabile qui)

I quaderni in sé non sono inutili. Quando però la situazione è questa, avete un problema, come me. Al momento ho fatto un piccolo giuramento personale, ovvero non comprare più nuovi quaderni finché non avrò pubblicato un libro con un editore serio – anche passassero dieci anni, avrei comunque abbastanza materiale per scrivere.
Ciò non mi impedisce di cercare online cose che mai comprerò. Così, in esclusiva per voi, ho creato una simpatica Pinboard su Pinterest con tante belle cose cartacee che vorrei comprare. Aaaah. Niente dice “scrittore” più di un bel quaderno… che non userai mai perché la tua calligrafia è orribile.

 

4- Piccola gioielleria da scrittore

    

Write necklace, 36 dollari (acquistabile qui)
Typewriter letter necklace, 8 dollari (acquistabile qui)
Typewriter acrylic necklace, 12 dollari (acquistabile qui)
Typewriter key ring, 39 dollari (acquistabile qui)
Typerwriter fabric button ring, 10 dollari (acquistabile qui)

E sono solo alcuni esempi. Potrei aprire Etsy e continuare forever and ever, da qui alla fine dell’universo. Voglio tutto, voglio girare agghindata come la Madonna Nera con gioielli che indichino il mio status. Dato che non posso farlo, ho creato una Treasury List su Etsy così potete tutte piangere e desiderare con me. Per gli uomini, possiamo sempre ripiegare su dei simpatici gemelli.

Potrei continuare per sempre, ma dato che fare tutto questo copia/incolla di immagini è faticoso, vi invito a seguirmi su Pinterest con la mia board Stationery e  Gadget per scrittori. Dal 9 agosto non c’è più la politica degli inviti quindi potete iscrivervi liberamente e cominciare a pinnare cose inutili, come me. Potrebbero sempre tornarvi utili quando dovrete fare un regalo al vostro migliore amico scrittore emergente!

from Ladycaos.eu http://www.ladycaos.eu/?p=629&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=gadget-assolutamente-inutili-per-scrittori